Il vino nella cultura ebraica

Il vino nella cultura ebraica


Proseguiamo oggi nel nostro viaggio alla scoperta del rapporto tra mondo ebraico e cultura del vino

 

La storia del vino rappresenta un elemento fondamentale nella ritualistica ebraica e per questo rigidamente disciplinato dalla Torah. L’importanza del vino nella religione cattolica, indissolubilmente legata alle gesta di Gesù Cristo, è preceduta dalla storia narrata nell’Antico Testamento che descrive Israele come una terra di vigneti e di vino, dove la vite, la vigna ed il vino sono espressione dell’abbondanza e della prosperità, quindi di una vita buona.La vite, elemento santificatore e portatore di letizia, era ritenuta sacra nell’antica Cananea e dagli Ebrei considerata albero messianico. La vite compare fin nei primi capitoli della Genesi dedicati ai primordi della presenza umana sulla terra: appena sceso dall’Arca dopo il diluvio universale, Noè provvide a piantare una vigna e, prodotto il vino, se ne ubriacò! Da allora non mancano nella letteratura ebraica moniti contro i pericoli del vino che sollecita l’allegria ma deve essere assunto con moderazione, così come è vietato al celebrante di bere vino prima di adempiere alle funzioni rituali.

 

…pianteranno vigne e ne berranno il vino;

coltiveranno giardini e ne mangeranno il frutto.

Amos 9,14

 

Ma è comunque fonte e simbolo di gioia per l’uomo e per Dio, tanto che nella tradizione ebraica (a differenza di quella cattolica) si praticavano sacrifici in cui si offriva del vino a Dio. Il vino è utilizzato soprattutto per santificare le festività osservate dai credenti e sempre, prima di berlo, occorre recitare una apposita benedizione “all’Eterno che ha creato il frutto della vite”.

Il suo consumo è quindi un cerimoniale che si riscontra in tutti gli atti della vita religiosa e in particolare nelle principali occasioni quali lo Shabbat, che inizia ogni venerdì un'ora prima della caduta della notte e termina il sabato alla stessa ora  quando la benedizione avviene attorno ad un bicchiere di vino (o di succo d'uva per i bambini, la Pasqua (Pesach) durante la quale si devono bere quattro bicchieri di vino, la circoncisione, il matrimonio, la festa del Purim nella quale gli ebrei sono anche incitati ad una leggera ubriachezza e in tempi antichi anche per il funerale con "le coppe della consolazione", a riprova del potere confortante del vino. Secondo la tradizione il bambino gusta il vino alla sua circoncisione, vale a dire all'età di otto giorni ... e lo sposo deve gettare a terra e rompere col piede un bicchiere di vino nel corso della festa del matrimonio. Per queste occasioni di solito si usa vino rosso dolce, in generale mutizzato, sia perché una bottiglia deve restare aperta e conservata sino alla settimana seguente sia perché è più facile, specie per i più giovani, berne un bicchiere d'un solo colpo, ma nulla impedisce di utilizzare un vino bianco purché kasher. In ricordo della fuga dall'Egitto, quando gli Ebrei ammoniti da Mosè di lasciare subito l'Egitto non avrebbero avuto il tempo di fare lievitare il loro pane, la tradizione impone che le persone partecipanti alla vinificazione non possano mangiare pane nelle cantine, per evitare di lasciare briciole. Suggestiva, infine, la cerimonia simbolica (Trumat Maser), con la quale l’1% della produzione viene gettata in ricordo della decima versata ai sacerdoti guardiani del Tempio di Gerusalemme. …to be continued (di Alessandra Calzecchi Onesti) 

 

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