Duino&Book: storie di Pietre e di Roma

Duino&Book: storie di Pietre e di Roma


 
 

DUINO&BOOK

 

MARTEDI' 4 MAGGIO 2021 ALLE ORE 18.00

CONFERENZA ONLINE SUI CANALI SOCIAL DI DUINO&BOOK-AURISINA/TRIESTE/TERRACINA/RAVENNA 


STORIE DI PIETRE E DI ROMA”

Introdotti dal Presidente del Gruppo Ermada Flavio Vidonis, Massimo Romita interverranno da Trieste la Soprintendente per l’archeologia, le belle arti e il paesaggio del FVG, Simonetta Bonomi e l’Archeologa Paola Ventura, da Terracina il Sindaco Roberta Tintari, l’Assessore alla Cultura, Barbara Cerilli e il Direttore del Museo Città di Terracina, Ilaria Bruni e da Ravenna l’Assessore con delega alla Cultura, Elsa Signorino e l’Arch. Alessandra Manara, Direttore del Mausoleo di Teodorico e del Palazzo di Teodorico.

Un percorso ideale attraverso le meraviglie della nostra Italia, da Trieste a Terracina, passando per Aquileia e Ravenna, legate dalla storia delle Pietre di Aurisina e di Roma. Un incontro tra luoghi diversi, ma uniti dalla storia, di Roma, che ha caratterizzato luoghi e simboli del territorio. Luoghi legati alle Pietre un percorso di storia, archeologia e architettura attraverso le parole di importanti personaggi che si occupano della valorizzazione dei luoghi della nostra Italia.

Approfondimenti

Il Mausoleo di Teodorico

Il Mausoleo di Teodorico, sito UNESCO dal 1996, è tra i primi posti nell’immaginario collettivo del patrimonio architettonico italiano, dopo il Colosseo, il Pantheon e la Torre di Pisa. Si tratta di un monumento unico, che si pone tra le vestigie più significative della sua epoca. Esso rappresenta, più di ogni altra costruzione, la tenacia ed il temperamento del re goto Teodorico (454-526 d.C.), barbaro e nomade di origine ma cresciuto a Costantinopoli, che per decenni contemperò culture profondamente diverse lasciando segni indelebili nelle città del suo vasto regno italico. Il Mausoleo di Teodorico, a Ravenna è la più celebre costruzione funeraria degli Ostrogoti. Non sappiamo con precisione quando e da chi fu costruito, vale a dire se alla sua realizzazione provvedesse lo stesso Teodorico i Grande ancora in vita (pertanto prima del 526), o se vi provvedesse la figlia Amalasunta a ridosso della morte del padre.  Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale dell'Emilia-Romagna, nel dicembre 2019 divenuto Direzione Regionale Musei. La cupola e costruita con la Pietra di Aurisina

 

Scoperta ad Aquileia una nuova piazza dell'età tardoantica

Un'équipe dell'Università di Verona - Dipartimento Culture e Civiltà, sotto la direzione di Patrizia Basso in collaborazione con Diana Dobreva, ha da pochi giorni concluso una nuova campagna di scavo nell’area del Fondo ex Pasqualis, posto all’estremità sud-occidentale di Aquileia. Data la difficile situazione sanitaria generale, si è trattato di una campagna di lavoro diversa rispetto a quelle degli altri anni, senza la presenza di studenti e quindi priva dell’abituale valore formativo, ma fortemente voluta da parte di tutti gli enti coinvolti come segno tangibile dell’impegno a continuare le attività di ricerca in città pur in un momento molto complesso Gli scavi «I lavori di quest’anno hanno evidenziato come il mercato oggetto delle indagini costituisca uno straordinario e unico caso nell’intero Impero per monumentalità e differenziazione delle aree di vendita, a seconda dei prodotti commercializzati – spiega Basso -. In effetti, gli scavi hanno portato alla luce un nuovo e finora ignoto edificio che faceva parte del complesso, posto a occidente dei due già individuati nel 1953-54 da Giovanni Brusin, in un terreno non indagato in quegli anni per la presenza di un vigneto allora in uso. Confermando le anomalie emerse con le prospezioni geofisiche condotte nel 2018, sono emerse una piazza ancora intatta nella sua pavimentazione in lastre in calcare di Aurisina, estesa per 26 metri in lunghezza e 6 in larghezza, e due serie di basi allineate ai lati, pertinenti ai pilastri dei portici che la attorniavano».  La scoperta Di grande interesse sono anche alcune tracce di vita quotidiana, che permettono di “popolare” i resti strutturali: si tratta di incassi regolari per giochi con pedine che si osservano sul cordolo laterale alla pavimentazione, a riprova che nella piazza e nelle botteghe e bancarelle correlate non solo si vendeva e comprava, ma anche si sostava e passava del tempo a giocare e chiacchierare con altri avventori e che dunque questi mercati erano luoghi di incontro e di socialità di centrale importanza urbana. Assieme alle altre due piazze in vista nell’area, questa nuova acquisizione attesta la vitalità dell’intero complesso di carattere commerciale, che, posto immediatamente a sud della basilica, costituiva il cuore pulsante della vita economica e sociale dell’Aquileia tardoantica. Vi si accedeva da nord e quindi appunto dall’area della basilica, ma anche dal fiume, come hanno mostrato le aperture sul più esterno dei due muri di cinta urbani portati alla luce già dal Brusin a sud delle stesse piazze e le rampe correlate a queste aperture individuate con gli scavi dell’Università di Verona nel 2018-19.

Teatro Romano Terracina

http://www.teatroromanoterracina.it/

A quasi vent’anni dall’avvio delle indagini sistematiche nell’area del teatro, grazie ai molteplici interventi di scavo, restauro e riassetto – secondo un progetto condiviso da Amministrazione Comunale e MIBACT/Soprintendenza archeologica – diversi aspetti dell’edificio antico possono oggi ritenersi definiti. Il teatro, risalente agli ultimi decenni dell’Età Repubblicana (approssimativamente intorno al 70-60 a.C.), venne rinnovato e nobilitato durante il principato di Augusto (27 a.C.-14 d.C.) con profusione di marmi pregiati. Esso occupa il versante settentrionale dell’antico Foro Emiliano che, con la piazza e gli edifici circostanti, rappresenta un episodio di conservazione strutturale e urbanistica di eccezionale rarità. La sua effettiva conoscenza è però databile a tempi assai recenti: dopo i devastanti bombardamenti del 4 settembre 1943, che colpirono anche il quartiere incentrato sulla piccola Piazza Urbano II e l’abbattimento delle strutture pericolanti, solo negli anni Sessanta fu possibile, alla Soprintendenza, eseguire limitati sondaggi. Il progressivo abbandono del quartiere da parte dei residenti ha determinato negli anni successivi una situazione di stasi davvero anomala in un centro storico con millenaria continuità di vita: le importanti testimonianze emerse negli anni Novanta hanno così fornito la straordinaria occasione di riqualificare uno spazio cittadino rimasto a lungo in condizioni di degrado urbanistico e sociale, attraverso il restauro e la valorizzazione monumentale. Del grandioso complesso formato dal teatro e dal relativo portico dietro la scena, decorato da sculture, opere d’arte e iscrizioni commemorative, sono stati riportati in luce ampi settori: il versante orientale della cavea con le gradinate in blocchi di calcare pertinenti agli ordini inferiore e medio; parte del piano dell’orchestra, rivestito di marmi colorati; l’edifico della scena, con i muri di sostegno del palcoscenico ed elementi architettonici dei due ordini del prospetto; i due ambulacri di accesso ; resti del quadriportico tra il teatro e la piazza forense, con pavimentazione a lastre marmoree e numerosi elementi del colonnato. Alla riscoperta dell’edificio si è affiancato il ritrovamento di pregevoli reperti (statue, ritratti, affreschi, materiali architettonici, epigrafi) tuttora in corso di studio, facenti parte dell’assetto strutturale e dell’apparato decorativo di un impianto teatrale tra i più antichi e meglio conservati del Lazio. Gli ultimi lavori hanno inteso restituire una prima continuità visiva tra l’edifico antico e la piazza, attraverso una modifica della viabilità locale e realizzare forme di anastilosi al suo interno con la ricollocazione di una colonna del frontescena che rievochi nel visitatore moderno l’imponenza e lo sfarzo profuso nella creazione del contesto antico. Il completamento delle indagini e delle attività conservative, nonché le opere per il riuso compatibile del complesso, si presentano oggi come un obiettivo concreto capace di avere significativi riflessi tanto sul piano della proposta culturale di Terracina quanto su quello delle iniziative pubbliche e private ad essa connesse.


Simonetta Bonomi

Simonetta Bonomi, la nuova Soprintendente per l'archeologia, le belle arti e il paesaggio del Friuli Venezia Giulia. Padovana di nascita, 62 anni, coniugata e madre di due figlie, laurea in Lettere e Filosofia presso l'Università degli Studi di Padova e diploma di perfezionamento in Archeologia Classica, Simonetta Bonomi presenta un ampio curriculum nell'attività di tutela archeologica, di direzione di scavi e di valorizzazione del patrimonio culturale. Curatrice scientifica di numerose mostre e autrice di diverse pubblicazioni, ha prestato servizio, dopo l'acquisizione della qualifica di Dirigente nel 2009, presso la  Soprintendendenza per i Beni archeologici della Calabria in qualità di Soprintendente. Dopo la prima fase della Riforma del Ministro Franceschini, che ha visto la nascita dei Poli Museali e delle Soprintendenze Archeologia, nel 2015 è divenuta titolare di quella del Veneto. Per un breve periodo nel 2016 ha anche assunto l’interim della Soprintendenza Archeologia del Friuli Venezia Giulia.  Nello stesso anno, a seguito della seconda fase della riforma del MiBACT e all'accorpamento delle Soprintendenze, ha assunto la guida della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Barletta, Andria, Trani e di Foggia con l'obiettivo di "conquistare il territorio" tutelando e valorizzando l'enorme patrimonio culturale del nord della Puglia.