Gelate tra i vigneti: Città del Vino chiede lo stato di calamità

Gelate tra i vigneti: Città del Vino chiede lo stato di calamità


Gelate di primavera. Danni ingenti alla viticoltura.
L’Associazione Città del Vino solidale con i produttori.
Chiesto lo “stato di calamità”

Gravi ripercussioni per le aziende in prospettiva della prossima vendemmia.

Nella foto i fuochi accesi tra le vigne a Suvereto in Val di Cornia (Toscana).

 

Attivare subito lo “stato di calamità” laddove è necessario e prevedere sostegni adeguati alle aziende vitivinicole: queste le richieste dell’Associazione Nazionale Città del Vino a Regioni e Governo dopo che nelle nottate tra martedì 6 e giovedì 7 aprile un’ondata di freddo proveniente dal Nord Europa si è abbattuta sull’Italia, gelando i germogli delle viti e anche di molte altre produzioni da frutto.

Le temperature sono scese repentinamente sotto allo 0° costringendo in molti casi i viticoltori ad accendere i fuochi tra le vigne per limitare i danni. “Queste gelate tardive – afferma Floriano Zambon, presidente dell’Associazione nazionale Città del Vino – danneggiano pesantemente la nostra viticoltura oltretutto in un momento così particolare determinato dalla crisi provocata dalla pandemia. Ora che l’arrivo della bella stagione faceva presagire la ripresa di molte attività, tra queste anche il turismo del vino, giunge questa ulteriore difficoltà a mettere in discussione i redditi di molte aziende e a repentaglio la prossima campagna vendemmiale”.