Food Industry Summit

Food Industry Summit


Ieri al FOOD INDUSTRY SUMMIT

del Sole 24 Ore

  • Pac, Dorfmann (Eurodeputato Südtiroler Volkspartei): riforma della Politica agricola comune torni a premiare l'agricoltura
  • Vacondio (Pres. Federalimentare): la nostra ricchezza è l'export
  • Evi (Eurodeputata Europa Verde): l'effetto green della Pac è tutto da verificare
  • Agricoltura100, 48% delle aziende agricole sono sostenibili
  • Settore vinicolo, le chiavi sono il credito e la Cina

 

Le trasformazioni del settore agroalimentare, in particolare sul fronte della sostenibilità, sono state ieri al centro del Food Industry Summit del Sole 24 Ore, organizzato da 24 ORE Eventi.

 

Il primo tema toccato dal Summit è stato l’impatto che Next generation EU e PAC avranno sul futuro dell’agroalimentare, con gli interventi di Herbert Dorfmann, Deputato Parlamento Europeo Italia - Südtiroler Volkspartei, Roberto Gismondi, Dirigente Servizio statistiche e rilevazioni sull’agricoltura Istat, Eleonora Evi, Eurodeputata Europa Verde, Ivano Vacondio, Presidente Federalimentare.

 

"La riforma della Politica agricola comune deve tornare a sostenere chi fa agricoltura in particolare in modo innovativo" ha detto l'europarlamentare Herbert Dorfmann. "Stiamo chiudendo una riforma della Pac avviata tre anni fa con proposte che lette oggi sembrano appartenere a un altro mondo. Il nuovo Europarlamento e la nuova Commissione hanno messo l'accento su un'Europa più sostenibile. Ma molto è cambiato anche con l'esperienza della pandemia, che ha rimesso al centro gli obiettivi di sicurezza alimentare e ha invertito una tendenza trentennale alla globalizzazione degli scambi facendo emergere un patriottismo alimentare - ha aggiunto Dorfmann al Food Industry Summit -. In particolare, è aumentata l'attenzione dei consumatori ad acquistare prodotti se non locali almeno europei. In questa ottica ritengo che la prossima riforma della Politica agricola debba tornare a premiare chi realmente svolge il lavoro dell'agricoltore. Meglio se giovani, ma se innovativi bene anche i meno giovani e quelli di maggiori dimensioni. Ma soprattutto bisogna smettere di sussidiare solo i proprietari dei terreni o peggio ancora i titolari di titoli di pagamento Pac indipendentemente dal fatto che continuino a svolgere l'attività di produzione agroalimentare".

A proposito dei sovranismi alimentari, il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio, ne ha denunciato i rischi per l'Italia: "Capisco le recenti tentazioni di sovranismo alimentare ma non bisogna dimenticare che la vera creazione di valore per l'agroalimentare made in Italy viene dall'export e dai mercati internazionali". "Negli ultimi 10 anni le nostre esportazioni agroalimentari sono cresciute del 90% - ha aggiunto Vacondio al Food Industry Summit -. Se non ci fosse stata la pandemia avremmo superato i 50 miliardi di euro di fatturato estero del food & beverage italiano. L'industria alimentare italiana, inoltre, è l'anello che valorizza la produzione agricola made in Italy. Trasformiamo il 75% della produzione agricola italiana. Poi possiamo dividerci e discutere sulla distribuzione del valore all'interno della filiera ma il legame stretto tra la produzione italiana di materie prime di qualità e l'industria trasformatrice non può essere messo in discussione".

 

L'Europarlamentare verde e membro della commissione Ambiente di Strasburgo Eleonora Evi ha posto quindi l’accento sui possibili effetti green della Pac sottolineando che "vanno bene gli obiettivi green annunciati dalla commissione come perno della riforma della Politica agricola ma bisogna vigilare perché i risultati siano effettivi e non si risolvano solo in un'operazione di 'green washing'". "Sono d'accordo sulla necessità di bilanciare sostenibilità ambientale ed economica - ha aggiunto Evi nel corso del suo intervento al Food Industry Summit del Sole 24 Ore - ma bisogna anche guardare con attenzione che non crescano le importazioni europee di prodotti realizzati in altre aree del mondo con pesanti impatti sulla sostenibilità e sulla deforestazione. Se non guardiamo con attenzione agli effetti delle misure che effettivamente saranno messe in campo rischiamo di non centrare gli obiettivi che ci siamo dati su riduzione dei gas serra, di pesticidi e di antibiotici negli allevamenti. Sugli stessi ecoschemi, che dovevano essere la grande novità della riforma Pac, ci sono tutt'ora molte ombre e dubbi che siano effettivamente efficaci nel garantire la transizione che vogliamo realizzare".

 

Il Summit è proseguito con un focus dedicato al contributo dell’agricoltura alla crescita sostenibile del Paese, un tema di grande rilevanza anche in vista del raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, che richiedono di implementare strategie e modelli di allevamento e coltivazione attenti al pianeta.

 

Andrea Bertalot, Vice Direttore Generale Reale Mutua, Luca Brondelli, membro Giunta Esecutiva Confederale Confagricoltura, e Enea Dallaglio, Partner Innovation Team – Gruppo Cerved, hanno presentato la seconda edizione di AGRIcoltura100 e i risultati dell’edizione 2020: si tratta di un’iniziativa di Reale Mutua e Confagricoltura che permette alle imprese agricole di misurare il proprio livello di sostenibilità e premia le realtà più meritevoli che adottano soluzioni o promuovono iniziative finalizzate a migliorare la sostenibilità ambientale, sociale ed economica della propria attività e della comunità in cui operano. L'indice è stato costruito sulla base di un questionario che prende in esame 234 variabili di misurazione della sostenibilità valutata con riferimento a 4 aree: sostenibilità ambientale, sociale, di gestione dei rischi e delle relazioni di filiera e infine sostenibilità economica. Questi quattro indici settoriali si compongono in un indice sintetico di sostenibilità generale declinato in quattro diversi livelli. Il primo Rapporto AGRIcoltura100 ha visto la partecipazione di ben 1.850 imprese agricole di tutti i comparti produttivi e le regioni d’Italia. "Dai risultati - ha spiegato Enea Dallaglio, Partner Innovation Team – Gruppo Cerved - è emerso che il 48% delle imprese si è collocato su un livello alto e molto alto di sostenibilità. Dai dati è inoltre emerso che l'88% delle imprese pratica iniziative di tutela della qualità alimentare e il 55% azioni di riduzione delle emissioni. Il 30,7% delle imprese pratica l'innovazione tecnologica e di processo finalizzata alla sostenibilità ambientale, di agricoltura di precisione e di utilizzo e produzione di energia da fonti rinnovabili. Il 50,3% degli intervistati mette in pratica iniziative per la tutela della salute dei lavoratori e che hanno ricadute positive sulla comunità territoriale. Azioni che misurano la sostenibilità sociale dell'impresa”.

 

Al Food & Made in Italy Summit si è quindi approfondito come innovazione e sostenibilità possano essere motore per la ripartenza post pandemia nell’Agrifood italiano: a discuterne sono stati Nicolò Soresina, Partner ERA Digital Solutions, Marco Fraccaroli, Ceo F.lli Polli, e Vanes Fontana, Direttore Generale Grissin Bon.

 

I lavori del Summit si sono quindi concentrati su come ristorazione e Made in Italy agroalimentare possano rivolgersi ai giovani: ne hanno discusso Cesare Baldrighi, Presidente Origin Italia, Mario Federico, Amministratore Delegato McDonald’s Italia, e Mauro Rosati, Direttore Fondazione Qualivita.

 

In particolare, il direttore della Fondazione Qualivita Mauro Rosati ha lanciato un allarme riguardo alla sfida della green economy sottolineando che su questo fronte " il mondo delle imprese è pronto, a mancare è al momento la voce delle istituzioni".

"Siamo davanti a un cambiamento epocale - ha aggiunto Rosati nel corso del suo intervento al Food Industry Summit - che è difficile possano realizzare da sole le Pmi. Occorrono infatti investimenti e capacità gestionali per accompagnare la transizione e modificare i paradigmi di produzione. Il sistema dei consorzi di tutela e delle cooperative ha già guidato le imprese nella corsa ai mercati internazionali e in quella all'innovazione. Abbiamo a disposizione anche importanti budget di fondi Ue. Quello che manca sono le capacità politiche, le imprese non possono essere lasciate da sole. Occorre scenda in campo la controparte per accompagnare questo processo altrimenti in Europa, nonostante i nostri punti di forza e le risorse, rischiamo di arrivare ultimi. Manca il dialogo tra mondo produttivo e istituzioni. Su questo fronte la pandemia certo non ha aiutato. Ma ora se vogliamo davvero centrare gli obiettivi di sostenibilità che ci siamo dati occorre recuperare terreno e far decollare il dialogo tra mondo produttivo e sistema politico sia a livello centrale che locale".

 

Il focus conclusivo è stato dedicato agli scenari del wine e alle nuove leve per reinventarsi sui mercati internazionali: su questo tema si sono confrontati Ernesto Abbona, Presidente Unione Italiana Vini, Silvana Ballotta, Ceo Business Strategies, SimonPietro Felice, Direttore Generale Caviro, e Riccardo Pasqua, Amministratore Delegato Pasqua Vigneti e Cantine.

 

Un'iniezione di liquidità per puntellare le cantine più esposte con il canale horeca e assalto al mercato cinese sono le priorità per il vino italiano secondo quanto emerso nel corso di quest’ultima tavola rotonda del Food Industry Summit del Sole 24 Ore. "Le criticità non mancano ma non sono quelle delle giacenze per le quali si chiede anche la distillazione di crisi", ha spiegato il presidente dell'Unione italiana vini, Ernesto Abbona: "Bisogna invece sostenere le cantine più esposte con il canale della ristorazione e che vantano crediti incagliati che secondo i nostri calcoli sono di almeno 500 milioni di euro. Abbiamo bisogno di un segnale dalla politica con contributi a fondo perduto per queste aziende, esonero dal pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali e la sospensione dal pagamento delle imposte proprio sui crediti incagliati". Ma le imprese del vino non hanno bisogno solo di interventi per riparare i danni. "Siamo davanti a una grandissima opportunità che si sta aprendo sul mercato cinese - ha spiegato la responsabile di Business Strategies (società di consulenza all'export), Silvana Ballotta - dove la guerra dei dazi che Pechino ha scatenato sull'import di vino australiano sta aprendo enormi e inaspettati spazi per le nostre esportazioni".

Ma anche per cogliere le nuove opportunità per il vino sul mercato cinese occorre un cambio di passo. "In Cina - ha aggiunto l'ad di Pasqua Vigneti e Cantine, Riccardo Pasqua - il consumo pro capite di vino è di 0,5 litri l'anno contro gli 11 degli Usa. Lo spazio è enorme e il vino italiano può ripercorrere la strada di successo già imboccata dall'automotive e dalla moda made in Italy. Ma bisogna completamente cambiare strategia e andare con un messaggio unico e univoco di sistema paese e affidarsi a consulenti locali che ci possano suggerire il modo in cui i cinesi guardano al vino. Insomma, sono necessarie modalità completamente differenti da quelli utilizzate sui mercati Occidentali".

 

 

Main partner del Food Industry Summit del Sole 24 Ore sono stati Expense Reduction Analysts, Mc Donald’s, Reale Mutua e Confagricoltura, official partner Business Strategies, Caviro e Istat.