Una sfida per il futuro che per molte aziende italiane è già realtà

Una sfida per il futuro che per molte aziende italiane è già realtà


Come tutti i prodotti agricoli anche il vino viene realizzato utilizzando risorse ambientali, sociali ed economici e generando significativi impatti sul territorio e sull’intera società. E se fino a qualche anno fa il profitto veniva considerato l’unico fattore di misurazione del valore aziendale, oggi la grandezza di un’azienda è costituita dall’insieme di molti fattori,  tra i quali, in tutto il mondo, si va affermando la Responsabilità Sociale d’Impresa. In particolare le aziende che operano nel settore vitivinicolo, forse più di altre, stanno iniziando a vedere la sostenibilità e la RSI come un investimento strategico che contribuisce al miglioramento della reputazione ed alla creazione di valore. Perché senza dubbio hanno grande capacità di influire sul contesto di riferimento, di incidere “esteticamente” sul paesaggio e di condizionare cultura e tradizioni. Il concetto di prodotto vitivinicolo, d’altra parte, non coincide solo con il prezzo finale della bottiglia di vino, ma comprende tutti gli aspetti immateriali necessari per produrlo, dalla conoscenza, ricerca e innovazione alla difesa del territorio, dalla tutela del consumatore a quella della sua salute e a molto altro ancora.

 

Il sostantivo femminile sostenibilità deriva dal latino sustinere (tenere, tenere; sub, sotto),  che letteralmente significa tutto ciò che può essere sostenuto e mantenuto, protratto con impegno, difeso, convalidato, tutelato e protetto senza essere degradato e senza mutare la sua essenza.

 

Per competere a livello internazionale, puntando sulle eccellenze che ci contraddistinguono e creando valore aggiunto, le strategie di sviluppo da parte di imprese e settori produttivi devono dunque inevitabilmente passare attraverso scelte economicamente ed ambientalmente sostenibili. La stessa scelta che fece il settore vitivinicolo italiano  più di trent’anni fa all’indomani della tragedia del metanolo, passando così dalla concorrenza al ribasso all’attenzione e cura di tutta la filiera. E la produzione di vino di qualità a basso impatto ambientale è tra le sfide sempre più spesso intraprese dalle cantine italiane.

Tra gli elementi che spingono questo diffuso interesse ci sono da una parte la crescente richiesta da parte del consumatore di prodotti rispettosi dell’ambiente e delle persone e, dall’altra, il progressivo aumento della consapevolezza dei produttori che una gestione sostenibile del proprio operato possa significare anche risparmio economico e miglioramento della reputazione.

 

La sostenibilità ambientale, la sostenibilità economica e la sostenibilità sociale sono tre declinazioni di un insieme più grande in cui ogni parte deve interagire per arrivare a quello sviluppo sostenibile che è fondamentale per il corretto funzionamento di ogni comunità perché indica le linee guida - Ecologia, Equità, Economia - volte a creare un ambiente dove è possibile vivere bene oggi senza compromettere il mondo futuro.

 

Magis, SoStain, Vite.net, Tergeo, Equalitas, Riduci-Risparmia-Rispetta (RRR), Ita.ca, Carbon footprint, Montefalco Green Revolution sono solo alcuni dei nomi dei protocolli di sostenibilità (molti dei quali ancora in vigore) che diverse cantine italiane, insieme al mondo della ricerca e dell’università, hanno avviato nei primi anni Duemila fino ad arrivare, nel 2012, in occasione della manifestazione Enologica 33 a Montefalco (PG), alla messa a fuoco della necessità di un concept unico che identificasse, specialmente all’estero, l’Italia come “produttore sostenibile” di vino: la presentazione di un progetto a sostegno dell’economia vitivinicola nell’ambito del programma di riduzione dei gas serra e della promozione delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. Il progetto metteva a punto una metodologia di calcolo e valutazione dell’impronta ecologica del vino, basata non soltanto sull’impronta di acqua e di carbonio ma anche sulla gestione agronomica del vigneto e del territorio, individuando precise linee guida per ottenere un marchio garantito: sviluppo del programma di gestione ambientale, realizzazione del software e della piattaforma web, formazione, certificazione di processo e tecniche di sostenibilità, disseminazione dei risultati.

 

LA CARTA DI GAVI DEL VINO RESPONSABILE

Nel 2018 oltre 100 tra produttori tra produttori, amministratori pubblici, consorzi di tutela, comunicatori ed esperti della RSI hanno firmato la Carta del Vino Responsabile, lanciata dal Consorzio di tutela del Gavi docg. Questi i 10 elementi che costituiscono un ‘manifesto’ per la Responsabilità Sociale nel mondo vitivinicolo italiano: 1) Sposare i valori giusti, 2) Tutelare la terra, 3) Salvaguardare l’acqua, 4) Contrastare i cambiamenti climatici, 5) Impegnarsi per la Sostenibilità, 6) Proteggere la biodiversità, 7) Credere nelle persone, 8) Risparmiare nelle risorse naturali, 9) Promuovere la cultura e le arti, 10) Creare benessere per il territorio.

 

Nel 2014 è così arrivata VIVA Sustainable Wine (www.viticolturasostenibile.org), l’etichetta del Ministero dell’Ambiente per un vino sostenibile dal campo al bicchiere, grazie all’individuazione di quattro indicatori (Aria, Acqua, Territorio e Vigneto) accompagnati dai relativi disciplinari. La sperimentazione aveva in un primo momento coinvolto 9 aziende del settore (Castello Monte Vibiano Vecchio, F.lli Gancia & C, Marchesi Antinori, Masi Agricola, Mastroberardino, Michele Chiarlo, Planeta, Tasca d’Almerita e Venica&Venica) e 3 enti di ricerca (Agroinnova, Centro di Competenza dell’Università di Torino, il Centro di Ricerca Opera per l’agricoltura sostenibile dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il Centro di Ricerca sulle Biomasse dell’Università degli Studi di Perugia) ai quali si sono poi successivamente aggiunte le cantine Vignaioli del Morellino di Scansano, Principi di Porcia, Vicobarone, Vinosia, Donnachiara, Cantine Riunite & CIV, Arnaldo Caprai, La Gioiosa e in seguito molte altre, fino alle attuali 79 aziende vinicole e vitivinicole distribuite su tutto il territorio nazionale. - 2 (di Alessandra Calzecchi Onesti)

 

 

  

CANTINE GREEN AD ALTO VALORE AMBIENTALE

UNA SFIDA PER IL FUTURO CHE PER MOLTE AZIENDE ITALIANE È GIÀ REALTÀ

PROGETTI DI VITICOLTURA SOSTENIBILE NEL MONDO E IN ITALIA

“LA CARBON FOOTPRINT DEL VINO”:CANTINA SALCHETODI MONTEPULCIANO (SI)

“LA BIOARCHITETTURA IN CANTINA”: CANTINA LA SERENA DI MONTALCINO (SI)

“COLTIVARE ENERGIA”: MARCHESI GINORI LISCI DI PONTEGINORI (PI)

“MIGLIORE CANTINA GREEN D’ITALIA”: LE CARLINE DI PRAMAGGIORE (VE)

“VALORI SOCIALI, ETICI E AMBIENTALI IN OGNI FASE DELLA FILIERA”: MASI AGRICOLA S.P.A. DI SANT'AMBROGIO DI VALPOLICELLA (VR)

“ARCHITETTURA IN ARMONIA CON LA NATURA: KELLEREI BOZEN”:CANTINA PRODUTTORI BOLZANO (BZ)