Due mondi diversi ma uniti dalla stessa passione

Due mondi diversi ma uniti dalla stessa passione


La passione per il vino ereditata dal nonno paterno, l’interesse per l’agricoltura ereditato dal nonno materno e dalla madre, l’amore per il terroir pugliese condiviso con l’enologo e amico Giuseppe Colopi: nasce così la Mandwinery di Vito e Michela Manduano, azienda agricola di circa 35 ettari nella Valle dell’Ofanto, un‘area naturalmente votata alla coltivazione della vite e culla della viticoltura già prima del 2000 a.C.

In un grappolo la visione del vino che verrà: questa la filosofia aziendale, basata su rispetto, dedizione, passione e cura, e che dedica al vino tutto il tempo che occorre per arrivare lontano, negli anni e negli obiettivi. Nella convinzione che l’unica strada da percorrere per far crescere in valore il vino italiano è quella dei vini di territorio, portatori di elementi positivi come tradizione, coerenza stilistica, legame con un luogo specifico, eccellenza sensoriale e sostenibilità.

Completa il team Federica Cecchi, esperta winedesigner, per realizzare etichette e packaging che spieghino dove nasce il vino e cosa raccontano le bottiglie di Ottandadì, il rosso prodotto per scommessa in 80 giorni coniugando il 60% di Montepulciano d’Abruzzo e il 40% di Nero di Troia, il bianco Marì (Chardonnay) che ricorda come al Sud ci si rivolge alle donne di nome Maria, e il rosato Bisciù, ottenuto da uve di Nero di Troia in purezza.

E proprio il Rosato Nero di Troia Bisciù 2021 ha meritato una Medaglia d'Oro alla XX edizione del Concorso Enologico Internazionale Città del Vino. Di colore rosa cipolla, tenue alla provenzale, al naso appare estremamente intenso e piacevole, a primo impatto con note fresche di ciliegia, amarena, ribes, mora e violetta. In bocca si riscontra un ottimo equilibrio tra acidità e morbidezza e una straordinaria persistenza con spiccata sapidità. Ottimo da abbinare a piatti di pesce, ma anche da bersi in spensieratezza durante degli aperitivi. Il suo nome deriva dall’ espressione dialettale cerignolana per “gioiello”, che rimanda al concetto di bellezza. Selezionato anche tra i migliori dieci del Festival Rosati in Terra di Rosati, è il testimonial perfetto, insieme alle altre etichette, del percorso costellato di successi di questa giovane cantina, dal primo vino imbottigliato per uso familiare ai mercati internazionali.