Comune di Saracena

  • Telefono: 0981 34160
  • Fax: 0981 34555
  • Sitoweb: Saracena
  • Socio dall'anno: 1
  • Sede Amministrativa
    Via Carlo Pisacane 4 87010 Saracena (Cosenza)

Origine del nome

Si vuole che discenda dall’Antica Sestio, fondata dagli Enotrii, come riferiscono Stradone, Stefano di Bisanzio e Padre Fiore, nella sua “Calabria Illustrata”, (così parla di Saracena) “Terra antichissima è la medesima che già fiorì col nome di Sestio, edificata dagli Enotrii”. Secondo i calcoli del suddetto Padre Fiore, Sestio sarebbe stata fondata intorno al 2256 a.C., e nel 900 dell’era cristiana, venne conquistata dai Saraceni i quali vi fissarono la loro sede. Ma poco dopo, l’esercito imperiale di Costantinopoli assalì e distrusse la città. A ricordo di questa leggenda, raffigurata anche in un antico affresco sul frontespizio della cappella di S. Antonio e nella sacrestia di S. Maria del Gamio, nel timbro comunale e nel gonfalone di Saracena, viene raffigurata una donna che fugge, avvolta in un lenzuolo, con intorno la scritta: “Universitas terrae Saracinae”.

Il Territorio

  • Num. Abitanti: 3908
  • Altitudine: 606
  • Superficie: 109.15
  • Santo Patrono: San Leone
  • Codice ISTAT: 78136
  • Codice Catastale: I423
  • Prefisso: 981
  • PEC: segreteria.saracena@asmepec.it
  • Zona Sismica: 2
  • Zona Climatica: D
  • Gradi Giorno: 2014
  • Dati forniti da Tuttitalia.it

Amministratore

Nome
Renzo Russo


Storia

Le origini di Saracena si perdono nella foschia del passato ed acquistano sapore di leggenda. Si vuole che discenda dall’Antica Sestio, fondata dagli Enotrii, come riferiscono Stradone, Stefano di Bisanzio e Padre Fiore, nella sua “Calabria Illustrata”, (così parla di Saracena) “Terra antichissima è la medesima che già fiorì col nome di Sestio, edificata dagli Enotrii”. Secondo i calcoli del suddetto Padre Fiore, Sestio sarebbe stata fondata intorno al 2256 a.C., e nel 900 dell’era cristiana, venne conquistata dai Saraceni i quali vi fissarono la loro sede. Ma poco dopo, l’esercito imperiale di Costantinopoli assalì e distrusse la città. A ricordo di questa leggenda, raffigurata anche in un antico affresco sul frontespizio della cappella di S. Antonio e nella sacrestia di S. Maria del Gamio, nel timbro comunale e nel gonfalone di Saracena, viene raffigurata una donna che fugge, avvolta in un lenzuolo, con intorno la scritta: “Universitas terrae Saracinae”. Il nuovo paese, sorto successivamente intorno al castello baronale, cinto di mura e fortificato di quattro porte ( Porta del Vaglio, Porta S. Pietro, Porta Nuova e Porta dello Scarano ), con l’arrivo dei Normanni, diventò dominio feudale. Il Feudo di Saracena, valutato quarantamila ducati, appartenne ai Duchi di S. Marco e poi ai Principi di Bisignano. Alla fine del 1600 fu acquistato all’asta pubblica, per 45.000 ducati, dal Duca Laurenzana Gaetani, il quale, intorno al 1613, lo cedette ai Signori Pescara di Diano. Dopo la morte del Duca Pescara, avvenuta nel 1515, il Feudo di Saracena passò sotto il dominio dei Principi Spinelli di Scalea, dove vi rimase fino al 1806. Ma, il 14 Agosto di questo stesso anno, per volere di Napoleone Bonaparte, fu emanata la legge eversiva della feudalità, con la quale questa veniva abolita. I suoi feudatari abitarono il maestoso castello fino al XIII secolo. Edificato nel punto migliore del paese, abbracciava con la sua imponenza un ampio scorcio paesaggistico: le rive marine da quelle di Cerchiara fino a Capo dell’Alice, le montagne della Sila, la Valle di Cosenza e tutti i paesi che vi stanno intorno. Questo castello, originariamente era dimora di illustri personaggi, conteneva sale lussuosissime ricche di preziosi ornamenti; era bella a vedersi soprattutto la cosiddetta “ministalla”, cioè un ampio locale per cavalli. Il Castello in seguito fu soggetto a devastazione, le mura e le torri furono distrutte e per poco compenso ne furono vendute le pietre, i mattoni e le travi. Un certo Leone Rotondaro acquistò l’intero edificio che fu restaurato ed adibito ad abitazione. Un manoscritto rinvenuto all’interno dello stesso castello ci fornisce notizie dettagliate sulla storia di quest’ultimo. Il manoscritto testimonia che il castello, di antichissima costruzione, era munito di torri e di molte uscite sotterranee ed era chiamato “Castello di Sestio” perché difendeva la città. Nel X secolo d.c. la città di Sestio, occupata dai Saraceni, fu presa dai Costantinopolitani (inviata dall’Imperatore d’Oriente) che distrussero la città. Gli abitanti che riuscirono a sfuggire all’assalto si rifugiarono ai piedi del castello e intorno ad esso costruirono case; nacque così un piccolo paese chiamato “Saracina” in onore della donna saracina che aveva tenuto le sorti della città. Questo paese fu fortificato, da mura e si fecero quattro porte con le torri, simili a quelle del castello per difendere il paese dagli assalti dei nemici. Anton Sanseverino alla fine dell’anno mille fece costruire il braccio che corrisponde all’attuale parrocchia di San Leone.(Fonte: www.comune.saracena.cs.it)

Feste

Luglio-Agosto: ”Estate Saracenara” (a cura dell’Amministrazione comunale). Appuntamenti vari con lo spettacolo , la musica e la cultura.

Saracinema (a cura dell’Associazione giovanile “Una voce in Più”): serate varie con iniziative che si tengono nel caratteristico centro storico (spettacoli, gastronomia, cultura).

15 agosto: Festa della Montagna (a cura della Pro-Loco), in località piano di Novacco.

 

8 Dicembre: “Festa di perciavutta” (a cura della Pro-Loco): è il giorno dedicato all’assaggio del “vino nuovo”; la Pro-Loco organizza vari “punti di assaggio” nel centro storico, con la partecipazione di gruppi folkloristici.

Informazioni Turistiche

Arditamente abbarbicata a mezza costa sulle propaggine appenniniche, Saracena fa parte del Parco Nazionale del Pollino con un territorio composto per oltre 5.000 ettari da montagne ricoperte di superbe faggete. Interessanti la struttura architettonica tra il periodo romanico maturo e il primo gotico calabrese della Chiesa di S. Leone, la Parrocchiale di S. Maria del Gamio dallo straordinario soffitto a cassettoni lignei, la Chiesa delle Armi (X sec.) così chiamata perché circondata da cavità naturali (dal greco “armon”, grotta), il Museo d’Arte Sacra, il Convento dei Cappuccini (1588) e i siti archeologici Grotta di S. Angelo, Grotta di Campanella e Citavetere. Il Piano di Novacco, a 1.300 mt slm, offre suggestive escursioni a piedi, a cavallo, con gli sci e in mountain bike. Già nel '500 i barili di Moscato di Saracena erano imbarcati a Scalea per essere consegnati alla corte papale. Citato da N.Douglas nel 1915 quando scrive del “prosperoso paese di Saracena, famoso fin dai secoli passati per il suo moscato ottenuto dall’uva portata dai saraceni da Maskat”, è ricordato anche da G.Gissing nel 1901 come ”cosa in pieno degna dell’antica Sibari”. Il Moscato di Saracena si produce vinificando guarnaccia, malvasia, odoacra (“adduroca” in dialetto, cioè profumata) e moscatello, con percentuali sensibilmente variabili, ma in genere le prime due uve sono prevalenti e viene aggiunta solo una piccola quantità dell'aromatica odoacra. Il moscatello, raccolto al giusto punto di maturazione, è appeso ad appassire su graticci ombreggiati per 15-20 giorni, per concentrarne zuccheri e aromi. Gli acini disidratati subiscono poi un’attenta selezione manuale, seguita da delicata pressatura. Guarnaccia, malvasia e odoacra vengono invece pigiate dopo la vendemmia e il mosto ottenuto sottoposto a bollitura fino a ridursi di circa un terzo, aumentando così il grado alcolometrico. I due mosti sono infine assemblati e iniziano un percorso fermentativo naturale in botti di legno o in vasche di acciaio, fino a diventare un vino passito da meditazione dal color giallo ambra, aroma intenso e sapore di miele, fichi secchi e frutta esotica.

Denominazioni collegate

Calabria

Calabria

Regione di riferimento: Calabria
Enoregione: COSENTINO E FASCIA TIRRENICA, CROTONESE IONICO, IONIO MERIDIONALE
Tipo denominazione : IGT
Enti Collegati
Comune di Strongoli, Comune di Saracena, Comune di Motta Santa Lucia, Comune di Melissa, Comune di Lamezia Terme, Comune di Isola di Capo Rizzuto, Comune di Frascineto, Comune di Cosenza, Comune di Cittanova, Comune di Cirò Marina, Comune di Cirò, Comune di Casignana, Comune di Bianco, Comune di Belmonte Calabro

Enti Interessati
mostra/nascondi

Calabria

Terre di Cosenza

Terre di Cosenza

Regione di riferimento: Calabria
Enoregione: COSENTINO E FASCIA TIRRENICA
Tipo denominazione : DOC
Enti Collegati
Comune di Frascineto, Comune di Cosenza, Comune di Belmonte Calabro, Comune di Saracena

Enti Interessati
mostra/nascondi

Doc terre di cosenza

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